Il matrimonio in
Italia come nella maggior parte delle culture è il
legame fra un uomo e una donna, allo scopo di formare una
famiglia. Questo è il caso di matrimonio eterosessuale
e monogamo, ma vi sono anche, ed hanno avuto relativa diffusione,
matrimoni poligami, nei quali il legame riguarda più
di due persone, e matrimoni omosessuali o gay, nei quali
i contraenti appartengono allo stesso genere sessuale.
L'articolo 16 della Dichiarazione universale dei diritti
dell'uomo stabilisce i criteri per contrarre matrimonio
e creare una famiglia.
Nell'ordinamento giuridico italiano la materia è
regolata dal cosiddetto "Diritto di famiglia".
La Costituzione italiana (nel Titolo II intitolato "Rapporti
etico-sociali") in tre articoli riconosce i diritti
della famiglia e stabilisce i principi su cui si basa il
matrimonio.
Il matrimonio non si limita a una questione privata fra
i coniugi, è storicamente registrato come atto pubblico,
dichiarativo verso i terzi e verso le istituzioni dell'unione
coniugale. Ovviamente il modo di prendere l’atto,
di registrarlo e identificarlo dagli ordinamenti giuridici
è diverso da quello delle comunità religiose,
originandosi da questa differenza una sostanziale diversità
di valore, civile o religioso.
Sono le coppie che di solito cercano un riconoscimento sociale
del loro matrimonio, e molte società richiedono l'approvazione
ufficiale da parte di un ente religioso o civile. Si distingue
così tra matrimonio religioso quando il rito è
celebrato da un ministro del culto e la cerimonia di matrimonio
è condotta in base ad una religione e matrimonio
civile, sancito dallo stato, in relazione al rito celebrato
ai soli fini giuridici.
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